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Capitolo 2

La cerimonia di nozze fu un disastro dall’inizio alla fine.

Il sacerdote era arrivato appena a metà delle promesse matrimoniali quando Nico si sporse in avanti e mi sollevò il velo.

Prima ancora che potessi reagire, si era già infilato sotto il tessuto.

I suoi occhi brillavano mentre mi guardava dritta in faccia.

— Tesoro è così bella.

Un’altra ondata di risate si levò tra gli invitati.

La matriarca della famiglia De Luca sedeva in prima fila, con un bastone nero appoggiato tra le mani e un’espressione indecifrabile sul volto.

Era la nonna di Nico.

Ed era anche la persona che deteneva davvero il potere nella famiglia De Luca.

Avevo creduto che mi avrebbe disprezzata.

Invece, al termine della cerimonia, si avvicinò semplicemente a me, estrasse una spilla di rubini e la appuntò sul mio abito da sposa.

— Da oggi sei la giovane signora della famiglia De Luca.

La sua voce non era alta.

Eppure bastò a zittire chiunque ci circondasse.

— Chiunque osi farti del male starà facendo del male ai De Luca.

Rimasi immobile.

Da quando mia madre era morta, nessuno aveva mai riconosciuto il mio posto in modo così ufficiale.

Abbassai la voce.

— Grazie.

L’anziana signora mi lanciò un’occhiata.

— Non ringraziarmi. Limitati a restare viva.

---

Dopo il ricevimento fui accompagnata nella stanza di Nico.

Era enorme.

Al di là delle vetrate a tutta altezza si estendeva il mare.

Ero ancora ferma davanti alla finestra quando sentii la porta aprirsi alle mie spalle.

Nico entrò di corsa con le braccia piene di oggetti.

Scatole di gioielli.

Foulard di seta.

Caramelle.

Perfino un piccolo cavallo di legno.

Lasciò cadere tutto sul letto e mi guardò con orgoglio.

— Per tesoro!

Osservai quel mucchio caotico di oggetti e non potei fare a meno di chiedere:

— Da dove vengono tutte queste cose?

— Dalla stanza della nonna.

La mia espressione cambiò immediatamente.

— Non puoi prendere le cose della matriarca senza permesso.

Lui scosse subito la testa.

— Nonna ha detto che posso! Nonna ha detto che da adesso tutte le sue cose saranno di tesoro!

Detto questo, frugò dentro una scatola, estrasse un braccialetto di tormalina rosa e me lo allacciò goffamente al polso.

— La pelle di tesoro è bianca. Sta bene.

Abbassai gli occhi sul braccialetto.

Sotto la luce, le pietre emanavano un bagliore morbido e delicato.

A casa Hart non avevo mai indossato nulla del genere.

Sophia sosteneva che una figlia illegittima fosse ridicola con dei gioielli addosso.

La mia matrigna diceva che non li meritavo.

E adesso un uomo che tutti consideravano uno sciocco stava accumulando davanti a me le cose più belle che riusciva a procurarsi.

Alzai una mano e gli sistemai la cravatta storta.

— Grazie.

Il sorriso di Nico si allargò immediatamente.

Poi, all’improvviso, fece una goffa capriola sul tappeto.

— Tesoro non è arrabbiata! A tesoro piace!

Mi colse completamente di sorpresa.

Eppure non riuscii a trattenere una lieve curva delle labbra.

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La notte delle nozze Nico dormì sul divano del salottino esterno.

Mi ero aspettata che facesse i capricci.

Invece se ne stette seduto lì, abbracciato a un cuscino, e domandò con obbedienza:

— Tesoro, posso dormire qui?

— Puoi.

— Se arrivano i cattivi, proteggo tesoro.

Pensai che fossero soltanto parole sciocche.

Finché, nel cuore della notte, non fui svegliata dal rumore del tuono.

Aprii gli occhi.

E scoprii che, chissà quando, Nico era salito sul letto.

Mi stringeva forte.

Come se fossi l’unica ancora di salvezza rimasta al mondo.

Provai ad allontanarlo.

Ma nel sonno le sue sopracciglia erano corrugate e dalle sue labbra uscì un mormorio soffocato.

— Non sparare...

La mia mano si fermò.

Fuori dalla finestra il tuono rimbombò ancora.

Il suo corpo era rigido.

Teso come la corda di un arco portata al limite.

Osservai il suo volto addormentato.

In quel momento non sembrava affatto uno sciocco.

Sembrava soltanto una persona intrappolata in un incubo dal quale non riusciva a fuggire.

---

La mattina seguente era tornato il Nico di sempre.

Quello che inseguiva le farfalle.

Attraversò il giardino correndo, fradicio di sudore, con una rosa bianca sgualcita stretta nella mano.

— Tesoro! Per te!

Presi il fiore.

Sul gambo c’era ancora della terra.

Lui mi guardò nervosamente.

— A tesoro piace?

Lo osservai a lungo.

Poi annuii.

— Mi piace.

Il suo volto si illuminò all’istante.

Subito dopo riprese a correre dietro alle farfalle.

Rimasi sotto il sole a guardare quell’uomo alto e robusto allontanarsi come un bambino.

Lena sussurrò piano accanto a me:

— Signorina, credo che gli piacciate davvero.

Non risposi.

Abbassai semplicemente lo sguardo e sistemai la rosa bianca stropicciata dentro un bicchiere d’acqua.

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