Capitolo 2
Chiamai ancora.
E ancora.
E ancora.
Ogni volta il telefono squillava fino alla segreteria: la voce registrata di Dominic, calma e professionale, come se il mondo non stesse finendo dentro un container arrugginito sul lato est del porto.
Al settimo tentativo, qualcuno rispose.
Non Dominic.
Camilla.
«Serena?»
La sua voce era mielosa, intrisa di falsa preoccupazione.
«Va tutto bene? Dom è nel bel mezzo di un brindisi. Non può aspettare?»
Alle sue spalle sentivo Dominic ridere.
Ridere davvero.
«Camilla...»
Il sangue mi gorgogliava in gola.
«Ti prego. Passami Dominic. Rosa e io stiamo per morire...»
«Oh, tesoro.»
Un sospiro leggero.
«Dovresti davvero smetterla con questi episodi. Dom mi ha parlato delle tue... tendenze. Le finte emergenze, la gelosia. È sinceramente un po’ triste.»
«Non è...»
«Gli dirò che hai chiamato. Ma magari per stasera basta, va bene? È una serata speciale per noi.»
Una pausa.
«Sta per annunciare qualcosa. Lo vedrai online, immagino.»
Click.
Razor aveva ascoltato in vivavoce.
La sua mascella si irrigidì.
Senza dire una parola, afferrò Rosa per il colletto della camicia da notte e la trascinò al centro del container, sotto una lampadina nuda che oscillava sopra di noi.
«Visto che le telefonate non funzionano», borbottò, tirando fuori il telefono, «proviamo con qualcosa di più... visivo.»
Avviò una diretta.
La telecamera puntò dritta su Rosa: le dita spezzate piegate in angoli innaturali, i capelli bianchi incrostati di sangue, la camicia da notte ridotta a brandelli.
La voce di Razor era agghiacciantemente casuale.
«Buonasera, internet. Questa adorabile signora qui è Rosa Valentino. Sì, proprio quei Valentino. Madre del defunto Giovanni Valentino. Nonna di Dominic Valentino, l’uomo più potente della malavita di Jensburg.»
Si accovacciò accanto a Rosa, inclinando la telecamera per inquadrare il suo viso massacrato.
«Suo nipote dice che non vale dieci milioni di dollari. Quindi vi lascerò guardare cosa succede quando un uomo abbandona il proprio sangue.»
I commenti esplosero.
«È vero??»
«Qualcuno chiami la polizia!»
«Quella è davvero Rosa Valentino, l’ho vista ai gala di beneficenza!»
«DOV’È DOMINIC?»
Razor prese un coltello dalla borsa.
Lo sollevò davanti alla telecamera, lasciando che la luce catturasse la lama.
«Dominic, se stai guardando — e so che qualcuno della tua cerchia sta guardando — hai cinque minuti.»
Premette la lama contro la guancia di Rosa.
Comparve una sottile linea rossa.
Questa volta Rosa non urlò.
Aveva finito le urla.
Invece voltò la testa — lentamente, dolorosamente — verso di me.
I suoi occhi, ancora lucidi e taglienti nonostante tutto, trovarono i miei.
«Serena», sussurrò. «Quando sposai questa famiglia a diciannove anni, mi dissero che le donne Valentino non si spezzano.»
Una lacrima le scivolò lungo il viso.
«Ma voglio che tu sappia una cosa: se questa è la fine, sono felice che tu sia qui con me. Sei l’unica vera figlia che abbia mai avuto.»
Qualcosa dentro di me si frantumò.
Non un osso, stavolta.
Qualcosa di più profondo.
Mi trascinai verso di lei, lasciando una scia di sangue sul cemento.
Ogni centimetro era agonia.
La rotula distrutta sfregava contro sé stessa e la vista mi diventò bianca, poi rossa, poi di nuovo bianca.
Ma la raggiunsi.
Avvolsi il mio corpo spezzato attorno al suo, proteggendola dalla telecamera, dal coltello, da tutto.
«Tu non morirai stanotte», sibilai a denti stretti. «Non te lo permetterò.»
Razor rise.
«Commovente. Davvero.»
Poi mi afferrò per i capelli, mi strappò via da Rosa e mi sbatté la faccia contro il pavimento di cemento.
Sentii il naso frantumarsi.
Il sangue mi invase la bocca, la gola, soffocandomi.
Nella nebbia, sentivo ancora i commenti della diretta scorrere.
«LUI È A UNA FESTA. DOMINIC VALENTINO È A UNA FESTA PROPRIO ORA.»
«Qualcuno ha appena pubblicato la sua posizione: la tenuta Valentino! Sta facendo un DISCORSO!»
Poi nella chat comparve una clip.
Qualcuno l’aveva registrata dalle storie Instagram di Camilla.
Dominic era in piedi a capotavola, davanti a una lunga tavola piena dell’élite di Jensburg.
Camilla al suo fianco, radiosa.
La sua voce, amplificata da un microfono:
«Stanotte voglio rimediare a qualcosa. Camilla e io abbiamo una storia più profonda di quanto molti di voi sappiano. È stata il mio primo amore, il mio unico amore, e le circostanze ci hanno separati.»
Si voltò verso di lei.
Quello sguardo nei suoi occhi...
Conoscevo quello sguardo.
Un tempo guardava me così.
«Camilla, avrei dovuto lottare per te allora. Non commetterò più lo stesso errore.»
Estrasse un anello dalla tasca.
«Sposami. Questa volta davvero.»
La sala esplose in applausi.
Camilla si coprì la bocca, le lacrime che le rigavano il volto, e annuì.
Razor sollevò il telefono perché Rosa potesse sentire.
Il suo corpo si irrigidì.
Poi dalla profondità del suo petto uscì un lamento.
Così crudo.
Così primordiale.
Da non sembrare umano.
«Mio nipote...» soffocò. «Mio nipote sta chiedendo a una donna di sposarlo... mentre noi...»
Gli occhi le si rovesciarono all’indietro.
Il corpo ebbe una convulsione.
Poi un’altra.
Infine si afflosciò.
«Rosa!» urlai. «ROSA!»
Razor le controllò il polso.
Poi guardò la telecamera e fece spallucce.
«La vecchia respira ancora. A malapena.»
Puntò il coltello verso di me.
«Ma se Dominic non si presenta entro la prossima ora, smetterà di farlo.»
Interruppe la diretta.
Poi raccolse di nuovo il tronchese e si avvicinò al volto di Rosa.
