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C5

​Capitolo 5

​KAREN

​Calore. Karen sentiva molto caldo essendo premuta contro qualcosa di forte e caldo dietro la sua schiena. Aprendo gli occhi osservò l'ambiente circostante, rendendosi conto che non si trovava più nell'altra stanza. Lì dove si trovava, sebbene fosse poco illuminato, poté distinguere ciò che la circondava. Ora si trovava in un letto (extra grande per lei), normale per loro. La stanza più grande che avesse mai visto prima; ipotizzò che fosse delle dimensioni della sua vecchia casa. Quello che presupponeva essere un armadio sporgeva in un angolo, un lungo mobile nero adornava il centro della stanza, una porta da un lato che sperava fosse il bagno — desiderava andarci disperatamente. L'altra porta era in fondo, ai piedi del letto. Spero sia l'uscita, pensò.

​Girò la testa con cautela per vedere cosa ci fosse dietro di lei, solo per trovarsi di fronte a un uomo dalla pelle grigiastra e i capelli bianchi. Guardò attentamente il suo volto scolpito, la mascella ferma, il naso dritto e le labbra carnose, maledettamente baciabili. Le sue ciglia e le sue sopracciglia erano dello stesso colore dei suoi capelli: semplicemente bellissimo. Ma per quanto fosse bello lui e il suo grande corpo, lei aveva bisogno di andare in bagno.

​Uno dei suoi bracci muscolosi si trovava attorno alla sua vita, stringendola a sé. Cercò di muoversi, ma non ci riuscì; ottenne solo che la stringesse ancora di più. Cazzo, aveva bisogno di uscire presto dalla sua presa.

​Mosse il sedere cercando di scivolare un po' verso il basso; un leggero ruggito risuonò dietro la sua schiena, facendo rimanere Karen immobile. Lui mosse il bacino premendo qualcosa di duro contro il suo culo, lasciandola paralizzata mentre pregava che non fosse quello che pensava, dato che si sentiva maledettamente grande.

​Continuò a strofinarsi contro di lei e ora non le restavano dubbi sul fatto che fosse il suo cazzo, poiché le stava causando grandi vampate di calore al corpo, eccitandola a ogni spinta.

​«Perché ci si sente così bene, quando so che è sbagliato sentirmi così?»

​Un gemito le sfuggì e lui ruggì in risposta. La mano che le teneva la vita scese lungo il suo ventre arrotondato giocando con il bordo delle sue mutandine, e ciò le fece spalancare gli occhi di colpo. Senza potersi trattenere urlò; il corpo dietro la sua schiena sobbalzò, tirandosi su a sedere sul letto.

​— Che succede? Ti ho fatto male mentre dormivo?

​In uno stato di shock, Karen rimase a osservare il grande alieno che si ergeva su di lei.

​— P-Puoi parlare.

​Lui sorrise.

​— Sì.

​— Lascia stare. Posso capirti, come...?

​Non poté finire la domanda perché lui si mise sui talloni osservando il suo corpo; Karen si sentì in imbarazzo sotto il suo scrutinio. Inclinandosi un po' in avanti, verso la sua inguine, fiutò; un forte ruggito uscì dalla sua gola, incutendo timore a Karen. Il suo sguardo cambiò diventando più intenso di prima, i suoi occhi non brillavano più così tanto.

​— Togliti i vestiti — pretese.

​— Che cosa?! — La sua mano scattò e colpì la guancia dell'individuo; ora che lo shock era diminuito un po' lasciando spazio all'impulso di paura, poteva pensare con maggiore chiarezza.

​— Perché lo hai fatto? — le chiese massaggiandosi la guancia, con un bagliore di affascinazione negli occhi sapendo che era più dura di quanto sembrasse.

​— Mi stai chiedendo di spogliarmi! Non si fa! È un modo per insultarmi! — gli spiegò alterata per la sua audacia.

​— Ho solo bisogno di vedere se siamo compatibili.

​— Compa... cosa...?

​Un altro ruggito risuonò.

​— Fammi vedere la tua Ussi.

​— La mia Ussi? — chiese confusa, ma si rese conto rapidamente a cosa si riferisse. — Oh, no. No, no, no, non faremo questa cosa.

​Dopo diversi tentativi riuscì finalmente a muoversi e a mettere distanza tra loro. Tirando le ginocchia al petto per coprirsi, lui si limitò a inclinare la testa osservandola.

​— C-Credo che tu stia andando un po' troppo veloce. Penso... penso che sarebbe cosa buona se tu potessi aiutarmi a capire le cose, invece di voler vedere la mia fica. Dov'è l'individuo che mi ha tirato fuori dall'altra nave? Voglio parlare con lui.

​— Stai parlando con lui. — Lei lo guardò più da vicino. «È davvero bellissimo in uno strano modo», pensò.

​I suoi brillanti occhi azzurri sembravano cambiare tonalità a seconda dello stato in cui si trovava.

​— Che cos'è "Fica"? — La sua voce profonda la strappa dai suoi pensieri.

​Karen alzò gli occhi al cielo, convinta che quello dovesse essere un sogno.

​— Fica è la Ussi. Da dove vengo siamo soliti chiamarla così, tra gli altri nomi.

​— Questa parola non si trova nel traduttore.

​— No, non ci sarà. — Si guardarono l'un l'altro. — Mi spieghi com'è che posso capirti?

​— Sì. Con il dispositivo che hai nell'orecchio puoi parlare e capire chiunque di noi. La stessa cosa vale per me: posso capirti perché abbiamo trovato la tua lingua in un dispositivo che i Lars stavano per metterti. Ma solo alcuni di noi hanno la tua lingua nei loro traduttori, per ora.

​Lei cercava di assimilare tutto quello che le diceva. Tornò a guardarsi intorno.

​— Come ti chiami? — La sua voce era profonda quando ruggì le parole.

​Lei cominciò, con gli occhi in cerca del suo sguardo:

​— Karen.

​Lui batté le palpebre, i suoi occhi brillavano con intensità. Lei deglutì quando i loro sguardi si incontrarono. Un respiro profondo fece espandere ancora di più il suo enorme petto.

​— Mi chiamo Drak. Un guerriero del pianeta Dargox. Che cosa sei?

​— Umana. Sono della Terra e non sono una guerriera o un soldato, se è per questo.

​— Non ci sono guerrieri sul tuo pianeta?

​— Certamente ce ne sono, solo che non si chiamano guerrieri o, beh, non adesso. Soldati.

​— Ci sono molte femmine sul tuo pianeta?

​— Molte. Troppe. — I suoi occhi brillano di entusiasmo.

​— Perché? Voi forse non ne avete?

​— Sì. Solo che dobbiamo condividerle.

​La sua mascella cadde spalancata. «Cazzo, in che posto pazzo di merda sono capitata».

​— Interessante.

​— Davvero?

​Karen lo guardò a bocca aperta: ovviamente non capivano il sarcasmo.

​Per evitare di dargli una risposta, preferì annuire con la testa.

​— I Lars ti hanno rapito dal tuo pianeta, vero?

​Lei annuì di nuovo: — È da alcuni giorni che mi hanno portata via di là, anche se non mi hanno mai detto il perché, e se lo hanno fatto non li ho potuti capire.

​— Può darsi che io abbia un'idea del perché lo abbiano fatto.

​I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa.

​— Perché?

​Quelli di lui percorsero il suo corpo.

​— Togliti i vestiti.

​— Ci risiamo con questa storia, — disse arrabbiata. Si avvicinò al bordo del letto e si alzò. — Ho bisogno di usare il bagno, sai di cosa parlo?

​Lui trattenne un sorriso.

​— Certamente. Seguimi.

​Lui si alzò camminando verso l'altro lato della grande stanza, verso una porta che lei presuppose fosse il bagno, e pose la mano su un pannello per farla aprire; entrando le mostrò come funzionava ogni cosa: il wc usciva da un compartimento nella parete quando si premeva un pulsante, cosa che le parve fantastica tranne per il fatto che era più alto di quello della Terra; per la doccia doveva muovere la mano sulla parte frontale della parete della stessa e l'acqua blu...

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