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C4

Capitolo 4

DRAK

Non che pensasse che potessero fare del male effettivo alle femmine, ma sarebbero state una tentazione per dei maschi in celibato.

Caminò fino in fondo al corridoio e appoggiò la mano sul pannello per far aprire la porta. Gexton si trovava seduto davanti al suo Conec, dando le spalle alla femmina.

— Come sta? — Gexton si girò di scatto a guardarlo.

— Dorme ancora. Le ho fatto un'analisi il più completa possibile senza toccarla, come mi hai chiesto, e tenendo conto che non ho i macchinari necessari per approfondire il suo sistema. Tuttavia, sta bene: ha solo alcune lacerazioni sulla pelle pallida che stanno scomparendo. Sembrano anche vecchie, considerando il tempo trascorso da quando i Lars le hanno rapite dal loro pianeta.

Drak ruggì sapendo che qualcuno le aveva fatto del male. Lo infastidiva in un modo inspiegabile.

— Calmati. Sta bene. Le ho già inserito il dispositivo con la sua lingua, o idioma come lo chiamano loro. A quanto pare i Lars avevano intenzione di mettere loro il traduttore.

— Capisco.... A quanti altri hai inserito la sua lingua nel dispositivo?

— Solo a Bex e a me. Siediti, devo farlo anche con te dato che presumo tu voglia comunicare con lei. — Gexton prese il suo conec portatile di cui avrebbe avuto bisogno, mentre Drak si sedeva vicino al letto di guarigione dove si trovava la sua compagna.

— Perché sta dormendo?

— Ho dovuto indurle un sonno temporaneo per evitare che provasse dolore al momento di inserirle il dispositivo. Ora stai fermo mentre trasferisco le informazioni nel tuo traduttore.

Non c'era bisogno di chiederglielo due volte. Il suo sguardo si perse sulla sua femmina, ripercorrendo ogni centimetro del suo corpo, accorgendosi che Gexton l'aveva coperta con una coperta.

— Fatto, — lo informò. — Lei potrà capire quello che diciamo e viceversa, ma solo chi di noi possiede il suo idioma nel proprio dispositivo potrà comunicare con lei.

— Capisco. Suppongo tu stia suggerendo di farlo avere a tutti. — Si guardarono per alcuni secondi sapendo quale sarebbe stata la risposta dell'altro Dargox. — Ho intenzione di portarla via.

— Alla fine invierò il suo idioma a ogni traduttore e al consiglio; è necessario che loro possano comunicare con tutti noi. E no, non puoi portarla via.

— Posso e voglio farlo. Quindi lo farò.

— No! — Il suo ruggito risuonò nella cabina di guarigione.

— Cerchi di sfidarmi, fratello? — Stringette i pugni lungo i fianchi, pronto a lottare con il suo fratello minore, se necessario.

— Maledizione, sei attratto dalla femmina!

— Lei è mia. La mia compagna. La mia proprietà. Mia di cui prendermi cura. Non lascerò che nessuno le si avvicini più del normale.

Si avvicinò a lei aprendo la campana del letto curativo, prendendola tra le braccia con tutta la delicatezza possibile.

— Occupati dell'altra. Assicurati che stia bene. A Bex è proibito allontanarsi da lei.

— Non permette che mi avvicini, — ruggì di frustrazione suo fratello. — È così fastidiosa.

— Allora lascia che mi occupi della mia femmina e vengo ad aiutarti. — Non riusciva a capire cosa stesse succedendo a suo fratello.

Caminò verso l'uscita sentendolo mormorare una bestemmia. Passò di nuovo lungo lo stesso corridoio annuendo con la testa al suo passaggio davanti a un Bex perplesso. Proseguì il cammino, salendo con l'ascensore e andando verso il suo alloggio.

La adagiò sul suo letto, che sembrava enorme con lei al centro. Sorrise tra sé sentendo il desiderio di coricarsi con lei, ma prima doveva adempiere ai suoi doveri. Attenuò la luce fino al sei per cento prima di uscire.

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— Molto bene. Facciamo questa cosa.

— Non credo tu debba entrare. Quella femmina è molto furiosa, potrei quasi dire che assomiglia alle nostre femmine, salvo che non ne ha la fisionomia. — Lanciò uno sguardo esasperato a Gexton.

— Apri, — disse a Bex. Questi aprì la porta spostandosi di lato per far passare Drak. La giovane femmina si trovava in un angolo sul pavimento, tra il letto e la parete, nella parte più remota. Drak fece un lento passo verso di lei alzando le mani e indicando il proprio orecchio.

— Dov'è Karen? Che cosa le avete fatto?

Il suo sguardo pieno di terrore si muoveva tra i tre guerrieri entrati nel piccolo spazio. Drak sorrise sapendo come si chiamava la sua splendida femmina. Fece un altro passo e indicò Bex, facendole cenno che era stato lui a tenerla tra le braccia. Lei scosse la testa piangendo di nuovo; quando Drak le fu quasi vicino, la femmina urlò così forte da ferire le sue orecchie sensibili ai suoni, scoprendo che una cosa simile non era mai successa loro prima.

Gexton uscì dalla cabina. Bex si coprì le orecchie proprio come Drak. Il suono cessò.

— Non avvicinarti. — Drak allora indicò Bex, toccandosi di nuovo l'orecchio e facendo cenni che era stato lui a sostenerla tra le braccia. — Non capisco cosa vuoi dire con la storia del tuo orecchio. Ma credo tu stia cercando di dirmi che l'alieno gigante è stato quello che mi ha tirato fuori dall'altra nave, vero?

Drak sorrise per il modo in cui aveva chiamato Bex. L'altro maschio ruggì. Drak annuì.

— Cazzo, mi ha appena ruggito contro! — La sua voce tremò dalla paura.

Drak lanciò uno sguardo a Bex.

— Smettila di spaventarla.

— Mi ha appena chiamato alieno.

— Forse è un qualche termine per indicare ciò che è sconosciuto.

Drak tentò di nuovo di avvicinarsi a lei.

— No. Fermo!

— Adesso basta. Tutto questo non ha senso.

Bex spinse Drak da parte e si avvicinò alla femmina, la quale urlò; ma Bex non si fermò finché non si lasciò cadere in ginocchio davanti a lei, afferrandole le mani. Lei smise di urlare mentre impallidiva; lui liberò una delle sue mani e si spostò i capelli da un lato mostrando il dispositivo che aveva all'interno dell'orecchio, indicando prima lei e poi se stesso.

— V-Vuoi che mi metta quello? — chiese con voce tremante. Bex annuì facendole capire che dovevano parlare. — Voi potete capirmi. Allora puoi dirmi se Karen sta bene? — Bex mosse di nuovo la testa in segno di conferma. — Lei ha quel dispositivo nell'orecchio? — Lui annuì. — Merda. Merda. Merda. Questo è male.

Bex girò la testa verso Drak. Questi scrollò le spalle.

— Mi farà male? — Bex scosse la testa e tese le mani affinché lei le prendesse; lei esitò alzando lo sguardo in direzione di Drak. Questi le sorrise, ma lei si paralizzò di nuovo. — Ha-Hai i zanne? — Lui annuì. Lei scosse la testa, afferrando le mani di Bex, che la aiutò a mettersi in piedi e poi la prese in braccio. — Sei il Capitano di questa nave, — dichiarò. La femmina lo osservò mentre usciva dalla cabina in direzione di Gexton.

Drak sospirò di stanchezza. Era da più di trentotto ore che non dormiva. Aveva bisogno di riposo e sapeva esattamente dove gli sarebbe piaciuto essere in quel momento.

Con un vero sorriso sul volto si incamminò verso quel luogo.

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