Le spezie dell'amore
Capitolo 5 – Il sapore amaro dei rimpianti
La mattina dopo, il calore del sole sembrava più pesante del solito. Il cielo stesso sembrava incerto, oscillando tra pioggia e luce. Éniola, seduta davanti al suo chiosco del riso, mescolava delicatamente la pentola, con la mente altrove. Volti familiari le passavano accanto, ma nessuno riusciva a interrompere il tumulto dei suoi pensieri.
Ogni chicco di riso che versava sembrava portare il peso di un ricordo: il suo primo sorriso ad Adéyémi, la sua esitazione prima di accettare i soldi di Katherine, quell'incontro in giardino, dove la verità era esplosa come una lama gelida.
Non le aveva risposto. Non era tornato. E lei aveva solo i suoi rimpianti a farle compagnia.
"Brucerai il tuo riso, Éniola", osservò ridendo una cliente affezionata.
Sussultò.
"Oh... scusa, Tata."
Ma persino il suo sorriso era vuoto.
**
A casa, Adéyémi non stava meglio. La sua mente, solitamente strutturata e determinata, era nel caos. Rileggeva i messaggi di Éniola più e più volte, come se potesse decifrare un piano nascosto, una verità più gentile.
Non era stupido. Sapeva che quello che aveva fatto era sbagliato. Una frode, un tradimento. Eppure, in fondo, qualcosa resisteva alla rabbia: quella strana, tenera e profonda sensazione che provava ogni volta che pensava a lei.
Non era Katherine. Ed era proprio questo il paradosso.
Stava meglio.
"Fratello, vuoi un consiglio?" chiese Kunlé, seduto di fronte a lui nel cortile.
"Vai pure."
—Fatti una domanda: ha mentito per manipolarti o perché non aveva scelta?
Adéyémi non rispose. Perché conosceva già la risposta.
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Katherine, nel frattempo, si stava godendo una tazza di succo di ibisco fresco, con i piedi immersi nella piscina di famiglia. Sua madre stava parlando al telefono con un'amica, ma lei non le prestava molta attenzione. Pensava a Éniola. E alla rabbia che provava perché tutto le stava sfuggendo di mano.
Non aveva mai amato Adéyémi, no. Ma lui rappresentava qualcosa: uno status, un sogno di famiglia, il successo. E questa ragazza spuntata dal nulla glielo stava rubando. Peggio ancora, lo aveva quasi conquistato.
"Basta così", mormorò. "Non la lascerò vincere."
Tirò fuori il telefono, aprì un'app, cercò delle foto, poi mandò un messaggio a un contatto di nome "Lékan".
> "Abbiamo una missione. Sei ancora bravo a fingere di essere innamorato?"
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Quella sera, Éniola era tornata a casa prima del solito. Fola l'aveva raggiunta con un sacchetto di ciambelle e due bottiglie di acqua ghiacciata. Si sedettero sulla piccola panchina nel cortile, senza dire una parola per un bel po'.
"Non mangi?" chiese Fola.
Éniola scosse la testa.
"Non ho fame."
Fola sospirò.
"Ascolta, quello che provi è normale. Sei ferita, confusa. Ma la verità doveva venire a galla. E ora tocca a lui decidere cosa farne."
"E se non torna?"
"Allora continuerai a vivere." E un giorno amerai di nuovo.
Un silenzio.
— Ma voglio che sia lui...
Fola appoggiò la testa sulla spalla dell'amica.
— E se provasse gli stessi sentimenti, tornerebbe. Dagli solo tempo.
**
Passarono due giorni.
Poi tre.
Poi una settimana.
Nessuna parola da Adéyémi.
Éniola cercò di convincersi di poter andare avanti. Si concentrò sul suo lavoro, sui suoi clienti, sulle sue ricette. Inventò nuovi sapori, cercò di tenere la mente occupata. Ma ogni sera, quando si ritrovava sola, il suo cuore gridava per la sua assenza.
Fino a quella mattina.
Mentre apriva il suo banco, un cameriere le porse un piccolo sacchetto di carta.
— Un signore mi ha detto di darti questo.
Lo aprì. Dentro, una lettera scritta a mano.
> "Non ti ho scritto prima perché dovevo pensare. Rivederti, sentire il tuo vero nome, mi ha turbato.
Non ti biasimo più. Ma ho bisogno di sapere una cosa: quello che ho provato, quello che ho vissuto con te... era vero?
Se è così, voglio rivederti. Ma questa volta, tu. Non un ruolo, non una maschera. Tu, Éniola." — Adéyémi
Le sue mani tremavano. Rilesse la lettera almeno tre volte, con le lacrime agli occhi.
Lui voleva rivederla.
Lei.
Non "Katherine".
Lei.
**
L'incontro era fissato per due giorni dopo. Questa volta si sarebbe svolto in un luogo semplice, un giardino pubblico, lontano dal trambusto. Éniola si prese il suo tempo per prepararsi. Nessun travestimento, nessuna maschera. Un abito di cotone leggero, i capelli naturali raccolti in uno chignon, una semplice collana di perle.
Arrivò per prima, con il cuore che le batteva forte.
Quando Adéyémi arrivò, vestito con un elegante boubou beige, la fissò a lungo. Poi sorrise.
—Sei bellissima, Éniola.
Lei ricambiò il sorriso.
—Grazie... anche a te.
Si sedettero su una panchina, inizialmente in silenzio. Poi lui ruppe il ghiaccio.
—Ho pensato molto a te. E a noi. Non è facile cancellare quello che è successo. Ma voglio provarci. Perché nonostante tutto... ero felice con te.
Lei posò una mano sulla sua.
—Anch'io, Adéyémi.
Le strinse delicatamente le dita.
—Allora... ricominciamo?
Lei annuì, con il cuore in pace.
Ma lontano da loro, all'ombra di un albero, una figura li stava osservando. Un telefono in mano. Una macchina fotografica puntata su di loro.
Katherine sorrideva.
—Perfetto. Ora lasciatemi dividere questa bella immagine.
