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05

CAPITOLO 05**

« È difficile non farlo, » ridacchia e appoggia la testa sulla scrivania.

Tira fuori il suo telefono e infila le cuffie nelle orecchie, facendo partire la musica a un volume così alto che riesco a sentirla anche se lui ha messo le cuffie. La lezione scorre mentre Kai ascolta la musica e lentamente si addormenta, permettendomi di fare il lavoro che ci è stato assegnato. La campanella mi fa sussultare sulla sedia e metto via il moi quaderno mentre gli altri studenti si alzano e corrono fuori dalla classe. Mi alzo, scivolo la borsa su entrambe le spalle e sistemo gli occhiali.

Do un colpo a Kai, ma quando non risponde per niente, lo scuoto con tutta la forza che riesco a mettere nei miei braccia senza muscoli. Lui sbatte le palpebre, alza la testa e guarda la classe quasi vuota. Sbadiando, prende la sua borsa e si alza dalla sedia, allungando le braccia. Iniziamo a camminare, ma la professoressa Fidel ci ferma subito entrambi.

« Sembra che ti sia dimenticato che dovevi venire da me, Coachman, » dice incrociando le braccia.

Kai sbuffa, tirando indietro la testa. Si gratta la testa, poi sospira e gira lo sguardo verso di me.

« Ti raggiungo dopo, Bolt. È l’ora di pranzo, quindi siediti a un tavolo e ci vediamo lì, » mi dice.

Annuisco in silenzio e mi giro per uscire, ma sento di colpo la borsa essere tirata indietro. Mi volto e lo vedo tenere la mia borsa.

« Vai a destra, scendi le scale e gira a sinistra, troverai i distributori automatici, seguendo quelli vedrai due porte che portano nella sala mensa, » mi istruisce e io annuisco, davvero grato.

Mi rilascia, salutandomi con la mano. Rispondo timidamente al saluto e apro la porta per uscire dalla stanza, sperando in silenzio che non sia nei guai. Mi sentirei male se finisse nei guai per avermi difeso.

La mia mente inizia a vagare senza il moi permesso e comincio a pensare a Killian, con un leggero rossore sul viso. Sono sempre stato del parere che le voci fossero solo voci, ma nel caso di lui sento che c’è una parte di verità in quelle voci su di lui, ma ognuno ha la sua storia.

Mi sento principalmente dispiaciuto per lui, deve essere un peso essere sempre visto come una bestia il cui unico obiettivo è far male agli altri. Mi chiedo quanto tempo sia passato dall’ultima volta che qualcuno lo abbia guardato con un’espressione diversa dalla paura totale. Qualcuno gli ha mai sorriso, confortato o gli ha mostrato compassione ? Arrossisco ai miei pensieri. Ma che cosa stai pensando, Finnick ?

Mi mordo il labbro, incapace di fermarmi. Deve aver costruito dei muri intorno a sé per un motivo. Mi mordo il labbro, perché mi sembra di voler abbattere quei muri, anche se non è affar moi ? Scuoto la testa.

Sei un nuovo Finnick, stai cercando di farti uccidere ?

Ma lui non ti ucciderà, dice una piccola parte della mia mente, e gemono silenziosamente. Perché sono così ottimista e speranzoso ?

Urlo quando il moi viso entra in contatto con un muro solido. Sollevo le mani e tocco il muro, ma mentre le mie mani si allungano, sento dei muscoli e capisco, con il viso tutto rosso, che non si tratta di un muro ma di una persona, e una persona molto grande. Mi allontano rapidamente e guardo in alto, ma la mia gola si restringe quando mi trovo a guardare direttamente Killian.

E mi faccio la pipì addosso… di nuovo.

Di nuovo, non mi sono letteralmente fatta la pipì addosso, sarebbe troppo imbarazzante, ma devo ammettere che ero sul punto di vomitare. Stare così vicino a lui non è per niente salutare per me. Il suo odore è travolgente e i suoi occhi sono blu come l’Oceano Atlantico, e non aiuta il fatto che tutta la sua attenzione sia su di me. Mi sento in imbarazzo per come mi fissa così intensamente, ma allo stesso tempo il moi stomaco si agita.

Dì qualcosa ! Ma cosa dovrei dire ? Gulp. E noto i suoi occhi che si spostano verso la mia gola, seguendo il movimento. Distolgo gli occhi imbarazzato, sentendomi soffocato e sopraffatto da lui.

« I-io mi scuso, » riesco a dire con voce tremante.

Lui non dice niente e le mie guance si arrossano. Cosa ho detto di così stupido ? Sospira dentro di me. Perché te ne preoccupi, Finnick ? Sospirò. Guardavo il suo pugno che giaceva al suo fianco e il moi petto si stringe con una forte preoccupazione.

Divento attento quando sento i suoi passi allontanarsi da me. Entra nel panico e, per quanto mi sembri strano, corro dietro di lui. Lo raggiungo e mi metto davanti a lui, ansimando e con il viso rosso. Non è che non fossi in forma, è che lui è così alto che fa passi più lunghi e facili. Di certo non sono fuori forma.

Lui si ferma e mi sento subito più piccolo di lui, visto quanto è alto e intimidatorio. Non so cosa dire e guardandolo vedo il suo viso indurito dalla noia. Mi blocco. Il moi viso diventa rosso e inizio a prendermela con me stesso per aver corso dietro a lui senza motivo. Perché sei così, Finnick ?

Scuotendo la testa, tiro fuori la mano e gli punto il dito contro il suo pugno. La sua espressione non cambia.

« I-tu nocche, » dico timidamente, così piano che probabilmente sembro un topo.

I suoi occhi si soffermano su di me per un momento, poi guarda in alto e sembra pronto ad andare via, ma con coraggio e il viso rosso, gli prendo la mano e lui si ferma quasi immediatamente. Ingoio, il cuore mi batte così forte che non riesco a capire come sto reagendo così, ma non riesco a far funzionare il moi cervello con quello che mi sta dicendo il cuore.

« Le tue nocche sono sanguinanti e tagliate, » gli dico, sorprendendo me stesso con il fatto che non ho nemmeno balbettato una sola volta.

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