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 Bryley

Arrivo al bar a tutta velocità, il cuore che mi batte furiosamente nel petto, come se stessi correndo contro il tempo. So di non poter aspettare, ogni secondo conta. Quando parcheggio, scendo dall'auto con un solo obiettivo: trovare Candace. Ignoro completamente Murray, che mi saluta con uno dei suoi commenti sarcastici, e mi dirigo direttamente verso il bagno.

Apro la porta con decisione e la prima cosa che vedo è Ravindra, che si gira subito verso di me. Il suo volto è pallido, gli occhi preoccupati. Mi fa cenno di avvicinarmi e io mi muovo come in un sogno, ogni passo sembra pesare una tonnellata.

E poi la vedo. Candace è rannicchiata sul pavimento, il volto nascosto tra le mani, i capelli scompigliati che le ricadono sul viso. Sembra così piccola, così fragile. Il mio cuore si spezza in mille pezzi, vedendola così. Non avrei mai voluto che arrivassimo a questo punto, che lei soffrisse in questo modo. Vorrei poter cancellare tutto, riportare indietro il tempo, ma non posso.

Mi avvicino a lei lentamente, come se ogni movimento potesse farla a pezzi. Mi inginocchio accanto a lei e senza pensarci due volte la stringo a me, cercando di darle quel calore, quella protezione che evidentemente non sono stato in grado di darle fino ad ora. Le poggio un bacio delicato sui capelli, il cuore che mi si stringe sempre di più.

«Candace, andiamo...»

Dico con un filo di voce, cercando di suonare rassicurante. Ma lei sembra non sentirmi, è come se fosse intrappolata in un vortice di dolore che la risucchia sempre più in profondità. Candace inizia a tremare, singhiozzando così forte che il suo corpo è scosso dai brividi.

«Candace, sono qui».

Continuo, cercando di mantenere la calma mentre sento il panico crescere dentro di me.

«Non ti lascio. Candace, ti amo...»

Lo dico perché è l'unica cosa che posso fare, perché forse quelle parole possono raggiungerla dove tutto il resto fallisce.

Ma lei non risponde, singhiozza ancora più forte, e io mi sento impotente. Non so più cosa fare, come aiutarla. Vorrei urlare, prendere a pugni il muro, ma so che devo rimanere calmo per lei. Non posso perdermi adesso.

Decido di agire. La sollevo con delicatezza, come se fosse fatta di vetro. La sento leggera tra le mie braccia, e mi chiedo come sia possibile che una persona possa portare dentro di sé tanto dolore. Candace non oppone resistenza, si lascia sollevare, ma continua a tremare e a singhiozzare.

Ravindra mi guarda con occhi spaventati. Non l'ho mai vista così, non lei, sempre così forte e sicura di sé.

«Bryley... cosa facciamo adesso?»

Chiede con voce rotta.

«Sto per potarla al mulino».

Rispondo, anche se non so neanche io se sia la cosa giusta da fare. Ma in questo momento è l'unica idea che mi viene in mente. Non posso lasciarla qui, non posso riportarla a casa in questo stato.

Murray, che è rimasto in silenzio finora, si avvicina. Ha un'espressione che non gli vedo spesso, una strana miscela di preoccupazione e nervosismo.

«Se non è al mulino, possiamo sempre portarla al mio posto».

Dice, cercando di alleggerire la tensione.

«Sai com'è, è un po' un casino, ma almeno c'è spazio per disperarsi».

Lo guardo, cercando di capire se stia scherzando, ma lui si sforza di mantenere quel suo solito sorriso sfrontato.

«Murray, non è il momento».

Rispondo, cercando di mantenere la calma.

«Certo, certo».

Dice lui, alzando le mani in segno di resa.

«Solo che, sai com'è, non sono proprio bravo con queste cose, quindi...»

Ravindra gli lancia un'occhiataccia, ma io capisco. Murray non sa come gestire situazioni come questa, e per quanto le sue battute possano sembrare fuori luogo, è il suo modo di affrontare le cose.

«Stai tranquillo, Murray».

Gli dico, cercando di dargli un po' di sicurezza.

«Tranquillo un cazzo».

Sbotta lui, le mani che si infilano nervosamente nelle tasche.

«Se c'è qualcuno che deve preoccuparsi, è quel maledetto Rohan. Se solo non fosse scomparso nel nulla dopo quello che è successo...»

«Non pensarci. Ci penserò io».

Gli dico.

Ravindra si avvicina, mettendo una mano sulla mia spalla.

«Bryley, portarla via da qui. Qualsiasi cosa tu decida, fai in modo che sia al sicuro».

Annuisco, la mia mente è un turbine di pensieri. Cosa farò quando saremo al mulino? Come farò a riportare Candace a se stessa? Le domande mi perseguitano mentre la porto verso l'uscita, ogni passo un'agonia.

La sistemo delicatamente sui sedili posteriori della macchina, cercando di farla sentire il più confortevole possibile. Lei non dice niente, non fa nessun movimento. È come se il mondo intorno a lei non esistesse più. Mi fa male vederla così, mi fa male pensare che in qualche modo io possa essere responsabile per questo.

Ravindra mi si avvicina di nuovo prima che salti in macchina.

«Bryley».

Dice, la voce più bassa e carica di preoccupazione.

«Non lasciarla da sola. Anche se ti sembra che non ti stia ascoltando, resta con lei. È l'unica cosa che puoi fare adesso.»

«Non la lascerò».

Prometto. Non posso permettermi di fallire anche in questo. Non posso permettermi di perdere Candace.

Murray si avvicina alla macchina con una delle sue espressioni insolenti, cercando di alleggerire l'atmosfera.

«Non fare cazzate, Blake».

Dice, forzando un sorriso.

«L'ultima cosa che vogliamo è dover salvare te da un crollo nervoso».

Lo guardo per un attimo, e non posso fare a meno di lasciar sfuggire un sospiro esasperato.

«Non preoccuparti, Murray. Ne ho abbastanza di crolli nervosi per una vita intera».

Chiudo la porta dell'auto e mi metto al posto di guida, il cuore che batte furiosamente nel petto. Guardo nello specchietto retrovisore e vedo Candace, ancora rannicchiata sul sedile, il viso nascosto tra le mani. Non ho idea di come faremo a superare questo, ma so che non posso arrendermi. Devo trovare un modo. Devo trovare un modo per salvarla, per salvarci entrambi.  

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